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27 gennaio: il miracolo di Sant Angela


Dopo messa mi rimettono i documenti con i nomi del comitato dei due pozzi. Due formulari sono pronti, mancano gli altri due, ma mi hanno fornito i nomi. Devo comprare anche una bombola di gas per la lampada della chiesa. Portano la bombola vuota alla missione. Provo ad aprirla. C’è ancora gas. La applico al fornello della cucina: funziona. Non è ancora vuota e la tengo.
Avevo appuntamento con Aruna alle 8:30 alla loro sede di Sokodé. Arrivo un po’ prima, caso mai ci fosse. “E uscito”, mi dicono. Ne approfitto per andare in un botteghino in faccia alla loro sede dove c’è scritto in grandi caratteri: telefono nazionale e intrernazioanle, fax, elaborazione di testi. Mi accoglie una signorina con un grosso sorriso. Scherzo sui numerosi computer: “Tutti ammalati, mi dice”. “Ma io desidero solo il telefono, non i computer”. “Anche il telefono non funziona, devono venire a ripararlo”! E mi congeda con un sorriso desolato!

Avverto gli agenti che faccio un salto dalle suore. Caso mai Aruna arrivasse, mi attenda. Devo ricuperare la posta di alcuni giorni. Incontro suor Marie Jeanne con la quale abbiamo vissuto tanti anni in Costa d’Avorio. E’ della comunità di Siou, nel nord, dopo Kara. Sta scendendo a Lomé con il suo furgoncino. Mi fermo poco. Un rinfresco, prendo la posta e via. Ma Aruna non è ancora arrivato. Proviamo a chiamarlo sul cellulare: spento! Ne approfitto per fare qualche altro giro. Vado nel mio solito negozio: alcune compere e scarico la posta sul portatile. Aggiorno anche il norton antivirus. La moglie del proprietario è affascinata dalla mia “macchinetta”. E’ lì accanto a me con un bel bimbetto fra le braccia. Le spiego cosa sto facendo. Con pochi soldi – molto meno del prezzo di un francobollo – invio e ricevo posta dall’Italia
Al ritorno trovo Aruna che mi aspetta: “Mi ha convocato il mio capo, sapevo dell’appuntamento, ma ho dovuto andare”.
Passiamo al Dipartimento della forestale per depositare la domanda per l’autorizzazione di tagliare 8 tek per rifare la tettoia nel cortile della missione. Permesso accordato: domani posso tagliare gli alberi. Il direttore fa registrare la domanda dal segreatario perché non abbia problemi, dato che possono denunciarmi.... anche se gli alberi sono nel giardino della missione. Chiedo al direttore se avesse assi da vendere. Ne avevo visti parecchi all’ultima visita. Mi spiega che sono stati venduti tutti. E’ materiale confiscato e venduto a poco prezzo. “Cosa mi hai portato dall’Italia per il buon Anno”? “Tutte le benedizioni neccessarie perché svolga bene e con efficacia il suo lavoro”! Lo invito poi a sostare alla missione quando passa sulla strada per andare a Tchamba, dato che è originario di laggiù.

Prima di deporre il denaro in banca per i due nuovi pozzi, dobbiamo compilare i due moduli che mancano. Andiamo a cercarli in una succursale periferica del ministero. Una stradetta sterrata. Parcheggiamo davanti ad una moschea. Gli uffici sono in faccia. Dobbiamo risolvere qualche malinteso a causa dei nomi dei quartieri. Chiedevamo un pozzo per il quartiere “akonta” che, secondo loro, era già stato fatto. Aruna, che è del villaggio, cerca di capire il pasticcio e lo risolve spiegando che ci sono diversi sottoquartieri. Riempio i formulari. Dobbiamo però riportarli con la firma e il timbro del capo villaggio. Possibilmente domani, così mettono in moto rapidamente l’équipe per il lavoro. Via in banca. Una cassa di risparmio per progetti agricoli, di solito femminili. L’edificio non ha nulla di una banca. La direttrice non c’è. La sostituisce la figlia. Ci riceve in una stanza piena di sacchi di mais. Si siede ad un tavolo e con fatica cerca e tira fuori le cartelle neccessarie per aprire il conto. Quasi della stessa lentezza della ragazza dell’aeroporto. Aruna non ne può più. Finalmente arriva la madre. La figlia ha sbagliato a compilare il “libretto di risparmio”. Ne cerca un altro e la madre le dà una mano. Lascio i 300.000 franchi più 2000 di apertura di conto. Dopo un’oretta usciamo dal nostro purgatorio.
Un salto da un fabbro per vedere una cariola e ordinare un paio di cazzuole e una zappetta per il giardino, e via. Devo comprare delle prolunghe per la casa e per la pompa del pozzo. C’è una donna sulla strada, proprio davanti alla sede dove lavora Aruna, con un negozietto all’aperto con tutto il materiale elettrico che si desidera. Roba cinese e nigeriana. Ha anche televisioni, radio, ventilatori e un assortimento di dvd ben in mostra. Compro due prolunghe. Mi offre due rotoli di nastro isolante in regalo. Accanto alla bottega ha anche un banchetto dove vende frittelle di ignami. Aruna ha fame e ne prende un pacchetto con un sacchettino di salsa e uno di acqua. Ne approfitto per sgranocchiare alcuni spicchi di ignami fritti: “Si faccia pagare da Aruna”, dico alla donna”. Sorride con una gentilezza infinita. Vedo un grosso mango sul suo banco. Chiedo quanto costa. Me lo regala. Finalmente partiamo. Aruna entra in macchina con le sue frittelle e salsa: gli dico di stare attento di non insudiciare la macchina. Sto per uscire sull’asfalto e riprendere la strada di casa, quando mi dice: “No, torna indietro, prendiamo un’altra strada”. Faccio marcia indietro e sento pack! Non avevo visto un tavoletto con pastasciutta, salsa, sacchetti di acqua: tutto a terra! Un gruppo di gente si mette attorno a tutto il materiale a terra rovesciato. Una ragazza cerca di raccogliere gli spaghetti usciti dalla marmitta e sparsi a terra. Ma la salsa? E’ un po’ più difficle raccoglierla! E’ mezzogiorno, stanno uscendo dalla scuola i ragazzi, e si fermano a mangiare. Ho fatto perdere alla venditrice tutto il suo guadagno. Arriva anche un poliziotto che si mescola al gruppo. Discutono, discutono. Io, parte in causa, guardo, osservo, e sto zitto. Chiedo cosa devo dare come compenso del disastro. La signora del botteghino fa la mia intermediaria e mi difende in modo appassionato: “Non ha fatto apposta, non ha visto il tuo banchetto, l’ha voluto Dio”. “Reclama 5000 franchi, ma gliene dai 4000, va bene così. Oggi ha guadagnato i soldi senza la fatica della vendita”, mi dice. Glieli dò e via.
Arriviamo a Kolowaré alle 12:30. Davanti alla porta della missione trovo un tegame con frittelle di ignami e un pentolino con la salsa. E’ Bernadette, la moglie di Jacques che ha preparato. Avevo dato il giorno prima un igname al marito. Mentre sto mangiando vengono a chiamarmi: “Vieni, vieni a vedere e a fare qualche foto, hanno trovato tanta di quell’acqua dalle suore”!

Aruna era venuto con me per controllare l’équipe che sta cercando l’acqua nel giardino delle Suore. Fanno parte del suo servizio e aveva paura che avessero chiesto un anticipo prima del lavoro di perforazione. Hanno macchinari moderni e possono arrivare a qualsiasi profondità, fin quando trovano la vena giusta. Sul viale dei manghi ci sono i tre grossi camion con i macchinari per lo scavo.
Hanno faticato tutta la mattina. Poi la sorpresa: grandissima. Sorpresa e benedizione. Davanti a me zampillava da un’ora circa un getto d’acqua che innaffiava i dintorni e scorreva nel grande viale dei manghi, giù, giù, fino al dispensario. Non potevano immaginare di trovare tanta acqua così: da alimentare tutto il villaggio di Kolowaré e anche il villaggio vicino di Alibi.
Nel giardino, accanto ai macchinari, un solco con tanti mucchietti di terra di colore diverso, disposti in linea. Ogni linea corrisponde allo strato di profondità che si raggiungeva. Ci sono 17 linee. Ogni linea cinque mucchietti. All’inizio mucchietti di terra rossa, l’agilla che si trova alla superficie del suolo. Poi le tonalità cambiano. La seconda linea è beige, la terza sembra argilla dorata, poi diverse file di grigi, fino alla quindicesima. Alle 11 l’équipe di perforatori era un po’ scoraggiata. Erano arrivati a 60 metri e niente acqua. Si pensava di cambiare posto. Il giorno prima avevano fatto dei sondaggi con le loro apparecchiature e avevano indivduato due falde. Al sedicesimo strato ci sono dei mucchietti di argilla bagnata. L’acqua è vicina. Sono a 70 metri. Una esplosione di urla di gioia: l’acqua, e in una quantità inimmaginabile: 70 m3 all’ora. Una benidizione per gli ammalati, il dispensario e tutto il villaggio di Kolowaré. Fermano i lavori e si mettono tutti a pregare, in vari modi e in varie lingue. Ci sono anche due indiani. Uno dei tecnici sta terminando i suoi studi in India.

Inseriscono nella perforazione un grosso tubo di un diametro di una trentina di cm con qualche strato di ghiaia, sabbia e carbone per filtrare l’acqua. Lo sigillano. Scrivono i dati sulla parte azzurra del tubo che emerge. Missione compiuta. Adesso bisogna costruire il serbatoio.
Alle quindici viene Aruna. Ho ancora io i due libretti di risparmio e i formulari. Arriva anche Sylvain, il nostro capo chiesa. Si incarica lui di prendere formulari e libretti da far firmare e timbrare dal capo villaggio. Ritornerà dopo una mezz’oretta: “Il capo villaggio è ai campi, ma suo figlio ha firmato e messo il timbro. Tutto è a posto”.
Aruna mi consiglia di far passare un tubo dalla missione al giardino delle suore, prima che si metta l’asfalto, così un giorno possiamo connetterci al loro serbatoio. Fra la missione e il terreno delle suore c’è solo la grande strada sulla quale si sta lavorando. Avevo già chiesto il permesso all’ingeniere che sorveglia i lavori. C’è da fare un solco in mezzo alla strada e deporre il tubo. Lo faremo.
Proprio mentre sto andando in chiesa per la funzione delle 17:30, arriva il gruppo dei maestri della scuola cattolica. Anche loro per darmi il benvenuto. Dico alle suore di iniziare loro la preghiera. Parliamo di formazione, dell’importanza dello studio, della necessità di crescere interiormente. Il direttore parla a nome di tutti: dei libri cha la scuola affitta – quest’anno hanno diminuito di 100 franchi l’affitto dei libri, da 300 a 200 franchi (900 e 600 vecchie lire), poi evoca il problema che non so come risolvere e trattare: dare o trovare qualche lavoretto perché i ragazzi possano guadagnare qualcosa per acquistare materiale scolastico. Hanno organizzato dei tornei fra scuole di diversi villaggi. La nostra squadra è in “riposo tecnico”: hanno bisogno di un pallone, di magliette per le loro squadre. Si parla poi di gemellaggi. Ne vorrebbero uno con una scuola italiana. Vedremo cosa si può fare.

Scarica il programma in formato word >>>

Silvano Galli
B.P. 36 SOKODE - KOLOWARE
TOGO
T.00.228.935.79.27


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