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TESI

Traduzione e postcolonialismo. Il racconto come genere letterario in Africa


Attraverso un genere letterario come quello del racconto riusciamo a comprendere il legame che intercorre tra traduzione e alterità. Se da un lato studiosi come Anthony Appiah e Homi Bhabha mettono in luce una concezione traduttiva che va oltre il significato interlinguistico , dall'altro le loro teorie sintetizzano la capacità degli scrittori africani di contrapporsi alle dinamiche imposte dal colonialismo. Mescolando gli idiomi locali alle lingue europee, le nuove generazioni di scrittori ci offrono un'inedita visione dell'Africa: la condizione femminile, la politica e il riconoscimento delle identità sono solo alcuni dei temi che affiorano all'interno dei loro scritti.

Dopo aver letto dunque quello che è il loro vissuto, gli scrittori africani ci chiedono di essere riconosciuti al di fuori di quelli che sono i confini fisici dell'Africa. In tal senso, la traduzione diviene transculturazione: inserendosi all'interno di letterature come quella anglofona ed italofona, gli scrittori auspicano ad una rivisitazione di quella visione “esotizzante” che il colonialismo ha prodotto. Tale messa in discussione si riflette nei linguaggi che gli scrittori africani producono: ibridismo, contaminazione linguistica e intertestualità sono concetti che si ritrovano nella produzione letteraria africana all'indomani delle indipendenze.

Tra i testi presi in esame, verranno considerati qui di seguito i racconti bilingui dello scrittore eritreo Hamid Barole Abdu. Attraverso un’ intervista rilasciataci direttamente dall’autore, si è avuta l’opportunità di approfondire alcuni aspetti riguardanti quella che spesso viene definita come “letteratura della migrazione”. Prendendoci per mano, l’autore ci guida in un universo quotidiano in cui gli immigrati divengono oggetti facilmente manipolabili e sfruttabili. I numerosi e ripetuti episodi di razzismo vissuti sulla propria pelle portano l’autore ad elaborare una sorta di decalogo che possa servire d’aiuto a chi come lui ha la pelle nera. A proposito delle versioni in lingua inglese l’autore spera che queste possano trovare diffusione al di fuori del contesto italiano dirigendosi in particolare ai cittadini africani che vivono in Europa. 

In conclusione, il nostro pensiero va a quelli scrittori che con grande maestria continuano a rappresentare quella che è la loro africa: un continente che attraverso l'utilizzo di più lingue ambisce ad annullare la supremazia del colonialismo e soprattutto a riscrivere quella storia in cui vincitori e vinti si trovano in contrapposizione.

(Daniela Buccioni , laureata  in “Lingue straniere per la comunicazione internazionale”,  Università degli Studi di Macerata. Per contattare l’autrice: dan.mic@tiscali.it)

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